Posted: 2/02/2012 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]
Category: Natura e salute

Gli scienziati pensano che una parola udita produca nel cervello le stesse onde di una parola immaginata, quindi questo esperimento potrebbe un giorno dar voce a persone che per varie malattie non possono comunicare.

 

 

 

Registrando le onde neurali, potremo origliare le parole che una persona ha nella mente ma non dice, insomma le parole solo pensate: infatti è stata decodificata la nostra "lingua interiore", ovvero le onde cerebrali collegate a certe parole.

Lo studio è stato condotto alla University of California, Berkeley da Robert Knight e pubblialtcato sulla rivista PLoS Biology.

In pratica gli esperti hanno associato i suoni di un discorso vero alle onde cerebrali ingenerate nel cervello dell'uditore del discorso.

Ogni parola è stata associata a uno 'scroscio' preciso di onde cerebrali, così che i ricercatori hanno acquisito la capacità di predire quel che un uditore sente solo misurando le onde prodotte nel suo cervello all'ascolto.

Ci sono svariate prove che ascoltare il suono di una parola o immaginare quello stesso suono (pronunciando mentalmente la parola ma senza aprir bocca) sono azioni che attivano le medesime aree nel cervello, in particolare nel lobo temporale.

Per cui è chiaro che se riusciamo a decodificare l'informazione neurale di parole udite, abbiamo così anche l'informazione neurale delle parole pensate.

Quindi ipoteticamente con un computer che legga le onde cerebrali di un paziente che non può parlare (malati di sclerosi o con traumi del midollo spinale) e un sintetizzatore vocale, si potrebbe tradurre in suoni (o anche solo in parole scritte) ciò che il paziente sta immaginando di dire o vuole dire.

Gli esperti hanno registrato le onde neurali prodotte, in risposta all'ascolto di una conversazione di 10 minuti, nel cervello di pazienti epilettici volontari (sul loro cervello erano stati disposti elettrodi).

Poi hanno accoppiato in modo certosino le singole parole a un certo pattern di onde neurali prodotte al loro ascolto. Così hanno scritto la lingua cerebrale delle 'parole pensate'.

Gli scienziati pensano che una parola udita produca nel cervello le stesse onde di una parola immaginata, quindi questo esperimento potrebbe un giorno dar voce a persone che per varie malattie non possono comunicare.

Posted: 15/03/2011 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]
Category: Natura e salute

altLa decisione di mangiare alimenti senza glutine dovrebbe essere dettata da una esigenza, come avviene per chi soffre di celiachia, eppure sembra che sia diventata per alcuni una moda legata al desiderio di mantenersi in forma.
Infatti esiste una credenza, che secondo alcuni studi recenti sembra essere non corretta, secondo la quale l'assenza di glutine renda il prodotto dietetico.
In questi giorni mi è capitato tra le mani una confezione di spaghetti prodotta da una nota marca di riso in cui accanto alla scritta senza glutine si riporta la dicitura dietetica.

Eppure secondo quanto dichiarato dal dottor Alessio Fasano - uno degli esperti della gluten sensibility -  direttore del Centro ricerche sulla celiachia dell'Università del Maryland, una dieta senza glutine non solo non è garanzia di perdita di peso ma anzi a volte potrebbe avere proprio l'effetto opposto.

Ragionando con il buon senso se fosse vero che una dieta senza glutine è sinonimo di dietetico e ipocalorico questo dovrebbe significare che le persone celiache sono normalmente soggetti senza problemi di peso cosa non vera.

La sensazione,  è che si sfruttino dei prodotti utili per persone che soffrono di disturbi ed intolleranze alimentari per incrementare le vendite coinvolgendo altri potenziali acquirenti che potrebbero comunque raggiungere il loro obiettivo senza acquistare alimenti così specifici.

Considerando che il costo al chilo degli alimenti senza glutine, come nel caso della pasta da me è acquistata, è nettamente superiore rispetto a quella tradizionale, il mercato diventa molto più interessante per i produttori se tali alimenti entrano nelle dispense di molte più persone.

Posted: 13/01/2011 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]
Category: Natura e salute

altaltSe pensate a un fotomontaggio state prendendo una cantonata. Quella che vedete è una mela vera, che non ha nulla di strano (non è avvelenata!) se non fosse che si crede un pomodoro. Da fuori Redlove, così è stata ribattezzata la nuova varietà in vendita in Gran Bretagna, sembra un normalissimo frutto dalla buccia scintillante, ma una volta tagliata a metà rivela una polpa rossa come quella di un pomodoro maturo. Il nuovo pomo sta spopolando tra i consumatori inglesi che lo ritengono ancora più appetitoso di una mela comune. E anche più salutare: sembra che Redlove contenga addirittura più antiossidanti delle sue bianche "compari".

Posted: 11/11/2010 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]
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Si chiama “FOXM1” e sarebbe lui il gene responsabile della crescita incontrollata delle cellule tumorali.
Lo ha identificato un gruppo di ricercatori della Barts and The London School of Medicine and Dentistry che ne ha dato notizia in un articolo pubblicato dalla rivista Cancer Research. Gli studiosi avrebbero capito qual'è il gene responsabile della nascita e dello sviluppo dei tumori umani.
Il gene in questione, “FOXM1”, non fa altro che sfruttare la proprietà intrinseca di auto-rinnovamento delle cellule staminali causando l'eccessiva proliferazione delle cellule.
I ricercatori inglese non hanno usato cavie animali per il loro test ma hanno lavorato direttamente sulle cellule umane, utilizzando colture cellulari tridimensionali. La coltura tridimensionale permette proprio di imitare la rigenerazione dei tessuti umani in laboratorio.
Le cellule staminali umane adulte di partenza sono state isolate dai tessuti della bocca.
I ricercatori hanno dimostrato che le cellule staminali normali ingegnerizzate in laboratorio per esprimere livelli normali del gene “FOXM1”, non hanno innescato la crescita eccessiva delle cellule all'interno di un sistema 3D di coltura dei tessuti, mentre quando le cellule sono state ingegnerizzate per produrre livelli anormali, maggiorati, del gene “FOXM1” questi livelli hanno portato alla crescita incontrollata dei tessuti in coltura. Quindi, quando il gene in questione viene over-espresso, si determina una condizione conosciuta con il nome di “iperplasia”, il processo biologico progressivo che porta alla crescita del volume di un organo o di un tessuto per aumento del numero delle cellule che lo costituiscono.
Secondo i ricercatori della Barts and The London School of Medicine and Dentistry, questo step potrebbe essere il primo di una serie di eventi molecolari anormali che portano alla formazione del cancro. Quindi andando ad intervenire su un gene coinvolto negli stadi iniziali della formazione di un tumore si potrebbe interferire con tutto il processo.
Tra i propositi degli studiosi, autori di questa scoperta, quello di sviluppare dei nuovi test per la diagnosi precoce del cancro e anche quello di pensare e mettere a punto nuovi trattamenti che impediscano o blocchino la diffusione e la crescita delle cellule tumorali.
“Ci proponiamo di tradurre le nostre scoperte in test molecolari diagnostici clinicamente utili per rilevare la crescita del cancro nelle fasi iniziali - ha spiegato il Dr Muy-Teck Teh, autore dello studio - per comprendere l'origine dello sviluppo del cancro e per la ricerca di efficaci farmaci anti-tumorali che bloccano il cancro nella sua primissima fase di sviluppo”.
La ricerca è stata effettuata grazie al co-finanziamento della “Barts and The London School of Medicine and Dentistry”, della “Queen Mary University of London” e del “Norwegian Research Council”.
http://italiasalute.leonardo.it/Tumori.asp

Posted: 16/08/2010 - 0 comment(s) [ Comment ] - 0 trackback(s) [ Trackback ]
Category: Natura e salute

Scoperto il difetto genetico che rende alcuni incroci piu` ricchi di fiori e di frutti 

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Piantine di pomodoro superdotate sono nate senza traccia di Ogm ma solo con incroci naturali tra diverse varietà di pomodoro: è la prima volta che questo non accade per caso.

E` stato infatti scoperto il difetto genetico che rende alcuni incroci particolarmente ricchi di fiori e frutti e il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Genetics, promette di avere ricadute importanti sulla produttività di molte colture agricole. "Papà" della piantina è Zachary Lippman, del Cold Spring Harbor Laboratory di New York, che in collaborazione con l`università di Israele ha scoperto che il segreto degli ibridi super-produttivi è nel difetto del gene che controlla la fioritura attraverso la produzione di una molecola simile ad un ormone chiama "florigen".

Quando il gene è alterato, la fioritura avviene più rapidamente e in modo più abbondante. E` stato spiegato così, per la prima volta, il meccanismo genetico alla base del fenomeno detto "vigore ibrido", che finora ha portato in modo casuale ad ottenere varietà di piante molto più produttive. Per arrivare a scoprire il segreto del vigore ibrido i ricercatori hanno incrociato una pianta di pomodoro normale con 5.000 diverse piante, ciascuna con una singola mutazione genetica. Alla fine è stata individuata la mutazione "giusta", dalla quale è nata una pianta capace di produrre il 60% in più di pomodori rispetto a una pianta normale. I pomodori della super-pianta erano inoltre più dolci.